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Itinerari artistici: la creatività e l'arte illustre della Lombardia

LE INDIMENTICABILI TESTIMONIANZE DI UN PASSATO GLORIOSO

Dalle incisioni rupestri alla stagione delle grandi cattedrali

Veduta invernale della Basilica di san Lorenzo Maggiore, MilanoLe prime testimonianze dell’arte lombarda sono singolari e antichissime: si possono infatti far risalire alle incisioni rupestri della Valcamonica, datate intorno all’Età del Ferro e che testimoniano il passaggio da una civiltà basata sulla caccia ad una in cui si iniziano a scoprire le prime tecniche agricole.

I primi grandi monumenti lombardi risalgono però all’ epoca romana, anche se i resti archeologici di quest’epoca sono piuttosto scarsi nella regione, con la notevole eccezione di Brescia, dove si possono ammirare ancora i resti del Foro, con il teatro e il tempio Capitolino.

L’ arte paleocristiana vede invece l’affermazione della Milano di Sant’Ambrogio, con chiese (tutte rimaneggiate in epoca romanica) come San Lorenzo, Sant’Ambrogio, San Nazaro, San Simpliciano, Sant’Eustorgio.

Ma è con l’avvento dei vescovi-conti e con il fiorire della grande civiltà comunale, che si assiste alla prima vera nascita di un’arte lombarda pienamente matura, grazie alle maestose cattedrali romaniche erette in molte città e i cui elementi distintivi (le facciate a capanna, la pianta basilicale, il tiburio ottagonale all’incrocio dei bracci, i pilastri cruciformi a sorreggere volte in muratura) saranno da esempio in tutta l’Italia e in molte zone d’Europa.

L’affermarsi delle Signorie – i Visconti a Milano nella seconda metà del ‘200, i Bonacolsi e poi i Gonzaga a Mantova a partire dall’inizio del ‘300 – coincide con la diffusione del gotico, che trionfa nelle facciate del Duomo di Monza, del Duomo di Como, così come nei castelli viscontei che, a partire da quello di Pavia, sono numerosi nel territorio lombardo. E sempre di impianto gotico è il Duomo di Milano, alla cui costruzione, iniziata nel 1386, sono chiamati architetti francesi, borgognoni e tedeschi che vi lavorano insieme alle maestranze locali.

 

Dagli splendori del Rinascimento alla crisi del ‘600

Ma è con il Rinascimento che l’arte lombarda vive la sua stagione d’oro. La prima grande realizzazione artistica rinascimentale viene portata a termine a Castiglione Olona, dove il cardinale umanista Branda recluta tra il 1420 e il 1430 alcuni artisti toscani: il risultato è una serie di opere architettoniche (la Collegiata, il Battistero, la Chiesa di Villa, il Palazzo del Cardinale) e pittoriche (il ciclo di affreschi di Masolino da Panicale) che sono tra le più elevate testimonianze del Rinascimento.

Certosa di PaviaAnche altrove, in Lombardia, il ‘400 e il secolo successivo coincidono con un grande fermento artistico, favorito dai grandi signori lombardi che si fanno protettori delle arti. Nascono così, a Pavia, la Certosa, massima espressione del Rinascimento, e il Duomo, iniziato nel 1488; a Milano, vi lavorano il Bramante e Leonardo; a Mantova, divenuta uno dei centri principali dell’ Umanesimo settentrionale, operano artisti come Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, il Pisanello, Giulio Romano.

Tra il ‘500 e il ‘600, parallelamente al divisione della Lombardia, contesa tra la Spagna e Venezia, che si annette i territori più orientali, si assiste ad una prima differenziazione dell’arte lombarda tra le zone che risentono fortemente degli influssi veneti, e quelle, ora spagnole, dove sorgono numerosi gli edifici religiosi: le grandi chiese parrocchiali, i santuari e i complessi religiosi come i Sacri Monti, sono tutte costruzioni che soddisfano l’esigenza di difendere la fede cattolica contro le insidie del protestantesimo.

 

Dalle grandi ville del ‘700 alla politica museale del ‘900

Nel Settecento, le espressioni artistiche più interessanti e originali sono legate a ricche committenze nobiliari. Sul territorio lombardo sorgono infatti le grandi ville: Belgioioso a Merate, villa Alari Visconti a Cernusco sul Naviglio, villa Ravizza ad Arcore, villa d’Este e villa Mirabello a Varese.

Palazzo Reale, Milano

È il trionfo del neoclassicismo, lo stile caro a Maria Teresa d’Austria, che trova le sue più apprezzabili espressioni nella Villa Reale di Monza, nel Teatro alla Scala e nel rifacimento del Palazzo Reale di Milano; e ancora, nell’Università di Pavia e nell’Accademia di Mantova (tutte realizzazioni di Giuseppe Piermarini), come nel completamento dell’Università e del collegio Borromeo a Pavia, o nella villa Marliani a Erba (opere di Leopold Pollack).

Il percorso storico del Risorgimento è accompagnato dal punto di vista artistico da un fervore le cui testimonianze più significative in Lombardia sono identificabili nel romanticismo storico del pittore Francesco Hajez, nell’ impressionismo scapigliato di Tranquillo Cremona, nel realismo 

dello scultore Vincenzo Vela e nell’originale interpretazione del divisionismo di Giovanni Segantini, originario di Trento, ma di formazione milanese.

Il Novecento si apre in Lombardia all’insegna del liberty, di cui restano notevoli esempi non solo nell’architettura, ma anche nei motivi decorativi di case e palazzi. Di segno opposto è il futurismo, un movimento squisitamente milanese: è del 1910 il “Manifesto dei pittori futuristi”, firmato da alcune delle voci più interessanti dell’arte italiana (Boccioni, Carrà, Severini, Balla, Russolo), che si sono ispirati proprio alla modernità del capoluogo lombardo, con il suo travolgente sviluppo industriale e demografico.

Nella seconda metà del secolo, Milano diviene non solo sempre più rilevante nella vita politica lombarda, ma nascono e vengono potenziate anche le strutture museali della regione, tra ampliamenti, riorganizzazioni e nuove realizzazioni, come il complesso di Santa Giulia a Brescia, la nuova galleria d’Arte contemporanea e la sistemazione dell’Accademia Carrara a Bergamo, i Musei Civici di Pavia, oltre naturalmente ai notevoli interventi effettuali a Milano.

Sono sufficienti pochi esempi a delineare l’ampiezza degli interventi, che vanno dal recupero delle sale del Palazzo Reale alla creazione degli spazi espositivi della Triennale a Milano, fino alla risistemazione del Civico Museo di Storia naturale, grazie alle innovative iniziative didattiche di Paleolab e Neolab.

Quest’ultime, create negli ultimi anni nei giardini adiacenti al museo, hanno permesso al Museo di ritagliarsi un ruolo di primo piano non solo come centro di ricerca, ma anche per l’attività didattica; non dimentichiamo poi i Musei del Castello Sforzesco, la cui pinacoteca, la più importante di Milano insieme a quella di Brera, è stata oggetto di una ristrutturazione terminata nel 2005, o ancora il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, nelle cui sale è recentemente approdato l’“Enrico Toti”, il primo sottomarino costruito in Italia dopo la Seconda guerra mondiale.
 

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